La Fondazione
L'Area Archeologica di Contrada Stretto (Partanna - TP)

Il sito archeologico preistorico di Contrada Stretto (da ora in poi Stretto-Partanna), situato a circa 3 km a est di Partanna (Trapani), rappresenta uno dei complessi più significativi della preistoria siciliana, con evidenze che spaziano dal Neolitico all'Età del Bronzo. Stretto-Partanna rappresenta un esteso insediamento che si colloca coerentemente nel quadro culturale delle facies cosiddette a ceramica tricromica e di Serra d’Alto, convenzionalmente attribuite al Neolitico medio avanzato, cronologicamente inquadrabile nella seconda metà del V millennio a.C.         
L’unica struttura finora indagata è costituita da un fossato di dimensioni eccezionali, scavato nella calcarenite per una profondità superiore ai 13 metri, con una larghezza costante di 2 metri. L’intera sezione stratigrafica del fossato mostra un’articolata sequenza, caratterizzata da un’alternanza di livelli sabbiosi e limosi, arricchiti da lenti di cenere e materiali carboniosi. L’abbondante presenza di ceramica e industria litica su selce e ossidiana si concentra maggiormente negli strati associati ai residui cinerei. Numerosi risultano anche i resti faunistici, prevalentemente riconducibili a specie domestiche. Le analisi radiometriche finora effettuate datano la struttura tra il 5200 e il 4300 a.C.
È possibile escludere con sufficiente certezza che si tratti di un’opera a carattere difensivo o di un recinto per il bestiame. e gli inizi del IV millennio a.C. È ipotizzabile, in base all’analisi del riempimento del fossato, che questo sistema possa aver avuto una dinamica funzionale ripartita in due momenti principali. La fase più antica sarà stata legata o a situazioni di utilizzazione cultuale o inserita in un sistema di approvvigionamento idrico. Per il primo aspetto, in particolare, si potrebbe intravedere la funzione di  santuario ipogeico, in cui si sarebbero svolte pratiche rituali probabilmente di tipo lustrale, come suggerirebbe la presenza di una polla d’acqua in uno dei rami meno esplorati del fossato. Analoghi comportamenti rituali sono attestati nel medesimo periodo presso le grotte del Monte Kronio (Agrigento) e nel celebre ipogeo di Hal Saflieni (Malta). Le fasi più recenti e sicuramente  l’ultimo momento di vita del villaggio neolitico attestano un utilizzo del fossato-trincea come discarica di suppellettili e resti di pasto, perdendo così il significato originario per il quale tale struttura era stata realizzata.
L’analisi dei reperti fittili, proveniente dalla stratigrafia del fossato, conferma un’interessante dinamica crono-tipologica, mostrando nei livelli più bassi frammenti decorati con motivi a fiamme rosse marginate di nero, ascrivibili allo stile di Capri (ceramica tricromica), cronologicamente ritenuto antecedente a quello di Serra d’Alto. Tuttavia, la presenza di elementi tricromi anche nei livelli superiori indica una possibile coesistenza e sovrapposizione stilistica tra le due facies.
La ceramica, dunque, si caratterizza per la presenza di vasi di medie e grandi dimensioni realizzati con impasti ben cotti e discretamente depurati. Le forme minori, come le ciotole emisferiche a orlo distinto e ansa verticale, sono in impasto fine grigio. Tuttavia, il tratto distintivo più rilevante di questa produzione è rappresentato dalla manifattura di vasi in argilla finissima, di tonalità bianco-giallastra, che permetteva la realizzazione di recipienti a pareti sottili, fino ad allora inediti. Su questi supporti si sviluppa un ricco repertorio decorativo geometrico dipinto, con frequente ricorso a motivi meandriformi e alle loro varianti. Questa produzione raggiunge elevati standard tecnico-produttivi e decorativi, difficilmente ravvisati nei periodi successivi.         
L’omogeneità stilistica e formale della produzione di Contrada Stretto, si riscontra anche in quelle provenienti da aree geograficamente distanti che spaziano dalla Sicilia occidentale alle isole Eolie, Malta, l’Italia centro-meridionale e i Balcani meridionali fino alla Grecia continentale, suggerendo un elevato livello di integrazione culturale e l’esistenza di intensi contatti transmarini.       
Questo avanzamento culturale, chiaramente documentato attraverso la raffinata produzione ceramica, trova diretta corrispondenza anche nell’ambito socio-economico. In questa fase si registra, infatti, un sensibile incremento delle pratiche agro-pastorali, che garantivano una produzione alimentare eccedentaria rispetto ai bisogni primari della comunità. Tale surplus avrebbe reso possibile l’investimento in opere collettive di rilevante impatto ambientale e significativo impegno in termini di forza-lavoro, come i grandi fossati che delimitavano gli insediamenti o ampie porzioni di territorio. La realizzazione di tali strutture, che comportava lo scavo e la movimentazione di volumi considerevoli di sedimenti o substrati rocciosi, implica l’esistenza di una società non solo economicamente prospera, ma anche dotata di forme avanzate di organizzazione e coordinamento delle attività produttive e delle risorse umane.    
Si delinea pertanto una società strutturata, relativamente ricca, e internamente ben organizzata, sebbene con assetti verosimilmente egalitari. Indizi di forme di redistribuzione delle risorse emergono dalla presenza di grandi quantitativi di ciotole pressoché standardizzate, verosimilmente utilizzate per la distribuzione di razioni alimentari, e di grumi di argilla interpretati come sigilli.
La possibilità che tale modello fosse diffuso, almeno nell’area sud-occidentale della Sicilia, è suggerita dalla presenza del vicino insediamento di Castelluccio sul fiume Màzaro, non completamente indagato, che sembra condividere caratteristiche analoghe a quelle osservate in contrada Stretto. Lo stesso sito ha restituito tre sepolture a grotticella con pozzetto d’accesso, databili al Neolitico medio (stile di Capri e decorazioni meandro-spiraliche), a sostegno dell’ipotesi di uno sviluppo autonomo di questa tipologia funeraria.
Tale quadro socioculturale, noto grazie alle costanti indagini interdisciplinari ed internazionali condotte dall’archeologo Sebastiano Tusa e da suoi partner quali l’Università di Cordova, ha permesso di conoscere una realtà neolitica particolarmente avanzata, se messa a confronto con quelle immediatamente successive del periodo eneolitico. In tal senso, un esempio proviene dalle evidenze provenienti dallo scavo dell’insediamento di Roccazzo (Mazara del Vallo) che indicano una regressione sul piano socioeconomico, rispetto alla fase neolitica avanzata, suggerendo, quindi, che la complessa organizzazione produttiva e sociale raggiunta verso la fine del Neolitico abbia subito una crisi sistemica, culminando in una fase di transizione meno evoluta dal punto di vista strutturale e culturale.     
Un ulteriore esempio, attribuito alla fase di transizione tra Neolitico e Eneolitico, proviene dalla scoperta nel 1988, sempre ad opera di S. Tusa, di una tomba a grotticella con corridoio dolmenico, i cui sono stati rinvenuti resti osteologici e ceramiche appartenenti allo stile Partanna-Naro e al repertorio del bicchiere Campaniforme. Particolarmente rilevante è il ritrovamento, tra i resti osteologici, di un cranio con un ampio foro occipitale, indicativo di una trapanazione cranica effettuata in vita. Attraverso l’esame radiologico e TAC, si è compreso che la praticata avvenne mediante raschiamento progressivo con uno strumento litico e, inoltre, che, dalla presenza di sostanza calcica attorno al foro, l’individuo dovette sopravvivere.      
Interessante, invece, è la presenza del bicchiere Campaniforme, forma vascolare che ritroviamo anche in Spagna, Sardegna ed Europa centrale in contesti alle soglie dell’Eneolitico, che addurrebbe ulteriori indizi sui contatti avvenuti tra la comunità di Stretto e, in questo caso, genti provenienti dalla Sardegna.
Il sito preistorico di Stretto-Partanna rappresenta un caso di eccezionale rilevanza all'interno del quadro archeologico siciliano e mediterraneo, distinguendosi per la complessità delle evidenze stratigrafiche, l’articolazione funzionale delle strutture e l’elevato livello tecnico-produttivo e stilistico della produzione materiale. La presenza di un fossato monumentale, interpretabile come probabile spazio cultuale ipogeico, colloca l’insediamento entro un orizzonte rituale condiviso con altri importanti contesti coevi dell’area mediterranea, quali l’ipogeo di Hal Saflieni (Malta) e le grotte sacre del Monte Kronio (Sicilia).
L’omogeneità morfo-stilistica dei reperti ceramici, paragonabile ad altri contesti transmarini, documenta l’esistenza di reti di interazione e scambio culturale già nel Neolitico medio, confermando il ruolo del sito quale nodo attivo all’interno delle dinamiche socioeconomiche e rituali del Mediterraneo centro-occidentale. Le evidenze di una strutturazione sociale complessa, supportata da una produzione agricola eccedentaria e da pratiche redistributive, indicano un avanzato livello di organizzazione comunitaria. Alla luce di tali elementi, Stretto-Partanna si configura come un unicum culturale, capace di offrire un contributo fondamentale alla comprensione dei processi di centralizzazione, specializzazione produttiva e interconnessione interculturale che caratterizzano le dinamiche evolutive del Neolitico mediterraneo.